Come (e se) ci cambierà il virus… riflessioni sociologiche di un giurista.

Ritrovarsi di colpo solo, in un’aula vuota con dei guanti, una mascherina al collo e un paio di cuffie microfonate a parlare ad uno schermo… dall’altra parte mentre la voce corre sul filo dei byte… i tuoi studenti smaterializzati da un virus da un giorno all’altro, ma pronti a dialogare, ad apprendere, a desiderare conoscenza giuridica magari mentre guardano di sbieco un fumetto di quelli ultratecnologici su un altro monitor……

E’ il sapere e la diffusione della conoscenza nell’era del Covid-19. Così si fa lezione oggi in tutta Italia e in quell’Alma Mater che non si ferma e che ha sempre accolto da tutto il mondo, sin dai primordi, come testimoniano gli scudetti equestri affissi nell’atrio del Palazzo dell’Archiginnasio, studenti che a cavallo venivano da ogni dove… e maestri come Irnerio “Lucerna iuris” e Graziano che operavano in quella Bononia e in quel mondo che si voleva, secondo la teoria astronomica di Tolomeo,  immobile e anche parzialmente abitato.

Ci si è lamentati per un periodo molto lungo dei danni collaterali della tecnologia. Quella technos che ci rubava posti di lavoro, che toglieva spazio al mythos e posto all’uomo per inserire macchine, processi… determinando senza neanche troppo rendersene conto una progressiva perdita di centralità dell’essere vivente, dei suoi tempi di reazione e dei suoi lenti riti quotidiani. Che costituivano, per inciso, in un tempo spesso mediocre anche speranza, capacità di aspettare, percorsi di desiderio.

La Rete connettendo in pochi istanti tutto il mondo, oggi quasi del tutto abitato, aveva annullato il valore della pazienza, i tempi di risposta, il senso della fatica.

E oggi? Cosa ne è e ne sarà del nostro mondo e dei nostri riti quotidiani? Cosa ne sarà di quella velocità che non faceva bastare le giornate.

Oggi ai tempi del Coronavirus distanti un metro e per fortuna interconnessi (come cambiano rapidamente giudizi e scenari) i soldi sembrano valere meno, i paradigmi si ridisegnano velocemente e anche le antiche professioni liberali ritrovano funzione e spazi di interconnessione e aiuto in un guado difficile dove imprenditori e cittadini abbisognano più di ieri di una difesa agile e interattiva, anche nei confronti di un male che tutto vorrebbe travolgere. Salvare i sacrifici di una vita, posti di lavoro, contenere i danni questo è oggi il tema.

E allora strumenti come una consulenza legale fornita in conference call o il processo telematico stesso, appaiono non più orpelli di una modernità giuridica ostentata ma scialuppe di salvataggio in un mare in tempesta.

La tecnologia per molti fino a ieri nemica è divenuta salvezza e garanzia di comunicazione. Poter ordinare una spesa on-line o seguire nel chiuso delle proprie case una messa in streaming o rivedere un vecchio film dal sito della RAI…capacità, possibilità che ci sembrano oggi molto meno superflue e scontate. In molti casi l’unica reale possibilità di approvvigionarsi e di trascorrere un tempo interminabile.

Anche Istituzioni che molti – non certo il sottoscritto – ritenevano pletoriche e inconferenti in uno Stato democratico, come le nostre Forze Armate, oggi ci appaiono vitali per proteggere la nostra comunità persino (a volte) da se stessa, fornendo con rapidità servizi e infrastrutture che non eravamo in un tempo ordinario stati capaci di difendere e pensare. Quell’Esercito che oggi costruisce ventilatori polmonari, quell’Universitasche non molla e porta avanti i giovani e futuri quadri dirigenti del Paese, anche in un tempo difficile. E non breve. Un tempo che risuscita e rifugge al contempo vecchie paure, che rivivifica un nemico antico, quel morbo descritto in passato da Sofocle nel prologo di Edipo Re e nella Bibbia e chiamato peste (Yersinia pestis) divenuto in seguito un vero e proprio topos letterario. Oggi l’antico nemico è tornato. Con altri vestiti e un cuore vecchio. Forse a ricordarci, sotterraneamente, il valore della solidarietà, lo stare uniti nelle difficoltà e quel restare umani, che molti di noi avevano per un attimo accantonato, in favore degli egoismi di parte.

di Antonello De Oto ©, Docente Universitario Alma Mater Studiorum Unibo in diritto ecclesiastico e diritto canonico, Cavaliere della Repubblica italiana e di San Marino, Avvocato del foro di Bologna e partner LAETA Consulting S.B.

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