Crisi e opportunità: l’uomo di domani di nuovo al centro della società

Qualcuno ha affermato che la lotta contro il covid-19 é come fare una guerra, però, una guerra anomala, perché il nemico è poco conosciuto, subdolo, letale ed è come se abitanti di altri pianeti fossero sbarcati sulla terra e volessero annientare tutta l’umanità.

Certamente, c’è una differenza non da poco: mentre le guerre sono visibili, rumorose, assordanti, devastanti, si svolgono tra nazioni, generano immediata paura nelle persone, la reazione naturale alla difesa della propria vita, e ogni esercito è provvisto di armi appropriate al combattimento, in questo caso nei cittadini prevale l’incredulità, lo scetticismo, addirittura talvolta un palese disinteresse, e l’esercito dei medici non dispone ancora di armi idonee e di sicura efficacia.

Mentre gli studiosi lavorano giorno e  notte sulla natura poco conosciuta del virus e alla scoperta di metodiche, di strategie, di nuovi farmaci  per combatterlo e sconfiggerlo, nell’immediato  i governi  hanno dovuto emanare persino severi ed eccezionali provvedimenti legislativi, persino mettendo dei limiti alla libertà personale, uno dei fondamentali diritti umani sanciti dalle costituzioni democratiche, per cercare di arginare il diffondersi del male in maniera inarrestabile e fortemente tragica.

Un’altra considerazione che taluni fanno è che, una volta finita questa guerra, ipotizzando che questo virus sia sconfitto a breve termine, data anche l’alleanza forzata di tutte le nazioni della terra nella ricerca e nella lotta, l’esperienza fatta possa servire a far riflettere seriamente la comunità umana internazionale (vedi ONU), nonchè ogni singola nazione su un sistema socio-economico che non ha generato il benessere promesso, anzi ha messo in secondo piano il diritto alla salute e alla vita di tutti i popoli. In particolare in Italia, con disinvoltura oserei dire demenziale, quando si è reso necessario tagliare le spese statali, governi di ogni tipo sono ricorsi a sottrarre finanziamenti alla sanità pubblica, con le conseguenze letali che oggi vediamo.

Chi è ottimista prevede che questa esperienza in atto sarà una dura lezione storica e stimolerà alla riflessione e all’umiltà tutti, anche i grandi del mondo, perché nessuno si potrà sottrarre al contatto con questo terribile nemico: già sta accadendo che grandi potenze, dotate di armi micidiali come le bombe atomiche, stanno constatando l’inutilità di tali strumenti di morte contro questo invisibile, potente nemico, e si sono dovute piegare a prendere misure sociali di difesa e a collaborare per trovare rimedi. La paura di tutti è immensa, perché, se non si riesce a realizzare una  solidarietà mondiale, e a trovare un antidoto efficace, questo virus potrà apportare danni irreparabili a tutta l’umanità, se non l’estinzione. Pertanto, per arginare la diffusione del contagio, non essendo stato recepito con responsabilità l’appello fatto dagli esperti alla prudenza e all’osservanza dei loro suggerimenti di comportamento, è scattato l’obbligo di stare in casa per tutto il tempo prescritto e non uscire se non per provate necessità

Mi permetto di consigliare di approfittare di questa forzata inattività, per riscoprire il valore dei rapporti umani, soprattutto quelli familiari, per leggere qualche libro di storia, o anche qualche memoria di guerra.

Chi ha la fortuna di avere un nonno, io lo faccio con mio padre, si faccia raccontare la sua vita vissuta da fanciullo o ragazzo al tempo della seconda guerra mondiale: l’esperienza vissuta da altri, oggi può essere molto utile per la vita di ogni uomo,  per i cittadini di oggi e di domani.

In conclusione, la tragedia che stiamo vivendo può diventare una grande opportunità per tutti, per essere persone migliori per una società in cui, al centro di tutto, torni “l’uomo”.

di Costantino Di Miceli ©, Avvocato del foro di Bologna, Presidente e membro di ODV D.Lgs. 231/2001, Partner LAETA Consulting S.B.

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