MEGLIO DEI VIRUS

Siamo sempre gli stessi, da milioni di anni.

Interessati a sopravvivere, a qualunque condizione, senza neppure sapere bene per chi e per cosa.

Siamo da sempre attaccati alla vita, accettando la possibilità che possa finire, da un momento all’altro.

Momenti difficili ne abbiamo vissuti. In continuazione.

Guerre, carestie, viaggi, malattie, altre specie ed eventi della natura hanno provato a sopraffarci.

Noi abbiamo accettato la sfida con quel misto di fatalismo, determinazione, disponibilità a cedere la mano a chi ha nuove carte da giocarsi, per far andare avanti il genere umano.

Da pochi anni è cambiato tutto.

Consumiamo per noi stessi tutto quello che è disponibile: soldi, emozioni, cibo, salute e vita.

Come se dopo di noi non dovesse esserci più niente e nessuno.

Ci sentiamo oltraggiati dalla morte che ancora, di questi tempi, desidera impradonirsi di noi e quando ci riesce certamente sarà stata aiutata dalla politica, dai medici, dalle leggi, dalla natura maligna, dalla cattiveria degli altri.

Solo un secolo fa morivamo in milioni sotto le bombe e oggi ci inventiamo leggi che ci tutelino, per tutto.

Sanzioniamo e puniamo in modo esemplare chi ci offende in mezzo alla strada, chi ci guarda male o ci nega opportunità derivate dal solo fatto di essere vivi.

L’economia muove il mondo e seguiamo il consiglio di illuminati economisti che considerano i lunghi viaggi verso il denaro l’unica strada per realizzarci e avere vite felici.

Bisogna andare in giro, essere tecnologici e globali, accumulare esperienze, fare soldi, imparare lingue, conoscere persone.

Girare come trottole impazzite.

Chi dedica il proprio tempo al pensiero, alla musica, alla poesia e magari sta comodo tutta la vita nel piccolo posto dov’è nato, farebbe bene a prendere il giro o si fermerà per sempre.

In questi giorni sta capitando la cosa più normale, ciclica e prevedibile di tutte.

Entità invisibili stanno provando ad utilizzare i nostri corpi per sopravvivere, pure loro.

Certamente saremo più forti e vinceremo.

O meglio, qualcuno perderà la partita, altri riusciranno a fare alleanze e il genere umano andrà avanti più adattato di prima.

Oggi tutti parlano e le parole rischiano di essere cerchi di pietre nell’acqua.

Si perde il senso delle cose perché si esprimono giudizi nell’arco di tempo di qualche minuto.

Per i giudizi talvolta servono anni.

Tutto cambia così velocemente!

Immaginiamo scenari imprevedibili e ci domandiamo come ci comporteremo domani.

Ma cosa faremo se non avremo il modo di aiutare tutti e dovremo decidere se sia più giusto far continuare il viaggio a chi ha la strada della vita davanti o a chi l’ha già percorsa tutta e anche di più?

Non abbiamo più criteri di valutazione.

Il nostro cervello antico e istintivo saprebbe bene cosa è giusto fare.

Ma noi potremo farlo?

Se arriveremo a quel punto ci toccherà pensare di nuovo chi siamo e cosa facciamo qua.

L’unica certezza che abbiamo è che gli esseri umani continueranno ad esserci anche domani e tutto andrà come deve andare.

Lancio una pietra nell’acqua anche io.

Ricominciamo a pensare a noi come genere e meno come individualità.

Magari cambieremo prospettiva e recupereremo la fiducia in noi stessi.

Alla fine siamo esseri meravigliosi e ci adattiamo a tutto, per andare avanti.

Meglio dei virus.

 

di Michele Cassetta©, medico Chirurgo e Giornalista Scientifico.

Componente Area Strategica Comunicazione Fnomceo (Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri).

Già docente “Comunicazione Medico-Paziente” Alma Mater Unibo.

Responsabile DU Clinica Privata Villalba Bologna e Mangioni Hospital Lecco.

Partner LAETA Consulting S.B.

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